Primi oggetti

Quando iniziai a penetrami con degli oggetti ero ancora vergine. Dopo anni di ditalini, infatti, non riuscivo più ad accontentarmi solo delle mie dita. Volevo provare qualcosa di diverso, volevo sentirmi dentro qualcosa di estraneo.

La prima volta che misi qualcosa dentro la mia figa era un pomeriggio, l’ennesimo noioso pomeriggio di compiti. Visto quello che ho fatto nei pomeriggi in cui avrei dovuto studio mi stupisco di come sia riuscita a completare il liceo! Avevo preso l’abitudine (che ancora non ho perso) di non studiare seduta alla scrivania, ma di stare sul letto.

Mia madre non sopportava questa mia abitudine, diceva che mi faceva male alla schiena e poi lasciavo ogni volta i libri per terra accanto al letto mettendo così in disordine la stanza.  A me piaceva. Mi mettevo seduta, poggiavo la schiena contro il muro e tiravo su il piumone sulle gambe. La scusa era che faceva freddo, in realtà il piumone mi serviva eventualmente per nascondermi nel caso in cui mamma fosse entrata mentre mi stavo toccando.

Mi toccavo sempre prima di iniziare a fare i compiti e ogni volta che dovevo cambiare materia. Era diventato un incentivo a studiare, mi dicevo “dai sbrigati a finire matematica che poi prima di passare a chimica ti puoi masturbare”. In quel periodo mi masturbavo 5-6 volte al giorno, 3-4 volte nel pomeriggio e poi la sera prima di addormentarmi.

Un giorno stavo studiando, sottolineando il mio libro con i pennarelli (non mi è mai piaciuto usare l’evidenziatore), quando mi è venuta in mente un’idea: usare il pennarello al posto delle mie dita. Si trattava di pennarelli lunghi e sottili, scelsi il giallo e decisi di iniziare.

Prima di tutto iniziai a toccarmi, mi accarezzai il clitoride e poi iniziai a passare le mie dita sulla figa, aprendola. Decisi di venire almeno una volta prima di penetrarmi con il pennarello. Mi concentrai sul clitoride, toccandolo con movimenti sempre più veloci, finché non iniziai a bagnarmi e poi a godere.

Avevo appena avuto un orgasmo e era fradicia. Decisi che quello fosse il momento ideale per il mio pennarello. Mi feci strada con le dita e poi lo inserì delicatamente. Lo spinsi fino in fondo e per la prima volta sentivo qualcosa sbattere contro la parete dell’utero: era una sensazione mai provata, mista tra il fastidio e il piacere.

Decisi di masturbarmi di nuovo, questa volta con il pennarello dentro. Con una mano mi accarezzavo il clitoride, mentre con l’altra muovevo il pennarello. Dopo un po’ iniziai a sudare e il respiro mi si fece sempre più veloce e affannoso. Poi esplosi in un gemito di piacere (per fortuna la mia camera è al piano di sopra e la mamma dalla cucina non si accorse di nulla), stavo provando una sensazione nuova, fortissima. Era come se all’orgasmo che conoscevo, quello che mi partiva dal clitoride, se ne fosse aggiunto un altro che partiva dalla figa. Stavo avendo due orgasmi contemporaneamente, uno clitorideo e l’altro vaginale. Ovviamente io all’epoca non sapevo cosa mi stava capitando, so solo che quell’esperienza mi piacque così tanto che decisi di ripeterla nei giorni successivi.

Ben presto aumentò il numero dei pennarelli (5 pennarelli è piacevolissimo) e poi decisi di passare ad altri oggetti. Si può dire che negli anni delle superiori mi sia scopata tutto il mio astuccio (dal bianchetto alla gomma da cancellare), poi all’università andando a vivere da sola, ebbi modo di sperimentare anche altri oggetti.

I primi due anni di università di caratterizzarono per l’utilizzo di un mestolo: anche se non era abbastanza largo era comunque lungo a sufficienza da farmi godere ogni volta. Dal terzo anno dell’università scoprì poi lo spray del deodorante. Lungo, largo, liscio e freddo (mi fa impazzire sentire le cose fredde nella figa, mi bagno da morire, infatti adoro giocare con i cubetti di ghiaccio), un compagno perfetto che mi ha accompagnato fino alla laurea (e che ancora oggi ogni tanto mi fa piacere rincontrare).

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