Il primo ditalino

Avevo 13-14 anni, già da un po’ di tempo avevo preso l’abitudine di toccarmi e di giocare con il mio clitoride. Tutte le sere prima di andare a dormire mi masturbavo, ormai era diventato un rito, un piacevolissimo rito. Mi ero resa conto che ogni volta che passavo le mie dita sulla figa mi bagnavo.

Ormai ero diventata abbastanza esperta, riuscivo ad avere un orgasmo praticamente ogni sera semplicemente accarezzandomi il clitoride. Una sera una zanzara (odio le zanzare, ma a quella zanzara devo fare un monumento!) punse su una coscia. La puntura mi dava fastidio, mi prudeva e così la sera nel letto, prima di dedicarmi al mio consueto rito, allungai la mano sulla mia coscia per grattarmi la puntura dell’insetto.

Mentre mi grattavo sfioravo con il polso la mia figa pelosa. Mi resi conto che la cosa mi piaceva e che in effetti mi stavo bagnando. Io mi ero sempre toccata più in alto, mi ero sempre fermata al clitoride e non sapevo cosa ci fosse più giù. Decisi di andare alla scoperta. Iniziai a toccarmi la figa e piano piano l’aprì.

Mi accarezzavo con delicatezza, andando su e giù, con le dita fradice di umore. Mi resi ben presto conto che se mi accarezzavo verso il basso provavo più piacere. E lì per la prima volta le mie dita si posarono sulla fessura della mia figa.

Mi piaceva accarezza la fessura, certo non avevo orgasmi come quando mi toccavo il clitoride, ma ero un piacere diverso. Per varie sere andai avanti ad accarezzare, poi un pomeriggio, il solito noioso pomeriggio di compiti, trovai il coraggio di fare altro: misi un dito dentro la mia figa.

Lo tenni dentro per pochi secondi, senza neanche muoverlo, non sapendo assolutamente cosa fare. Quando tolsi il dito la mia figa era un lago. Non ero mai stata così bagnata. La sera prima di andare a dormire inizia quindi questa nuova pratica: prima mi accarezzavo le piccole e le grandi labbra, poi allargavo la figa e mettevo un dito dentro, infine concludevo toccandomi il clitoride e godendo.

Con il passare del tempo mi sono resa conto che io sentivo il dito dentro di me, quindi inizia a muoverlo: fu una piacevolissima. L’inizio di una lunga e fruttuosa stagione di ditalini. Più diventavo esperta ad un usare un solo dito, più sembrava che quello non mi bastasse più. Le dita ben presto divennero due, poi tre , ci vollero anni ma alla fine riuscì ad infilare tutta la mano, fino al polso, godendo come una vera troia.

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